La storia del relitto di Marina Piccola

Nelle giornate di bassa marea è ben visibile nella baia di Marina Piccola il relitto di un battello. Si tratta di un vaporetto arenatosi a Vieste ad inizi del ‘900, anni in cui presso della baia della Marina Piccola erano solite attraccare le barche, protette dall’isolotto su cui nel 1867 era stato edificato il faro , sopratutto sul versante nord, quello della “banchina”.
In seguito ad una mareggiata il vaporetto perse l’ancoraggio e fu trascinato sulla sabbia, arenandosi definitivamente.
A distanza di oltre un secolo, del vaporetto son rimaste solo alcune parti corrose dalla ruggine e ricoperte dalla sabbia e dai molluschi.
Con il passare degli anni il relitto è diventato parte integrante del paesaggio, donando forse ancor più fascino ad uno splendido panorama.marina piccola
spiaggia di marina piccola

Riportiamo questa testimonianza di Michele Delli Santi e la foto presa dalla pagina Facebook “Le Bellezze del Gargano”, che spiegano la storia del battello e la seconda vita del suo motore presso  una segheria.

“Di questo “vapore” che veniva a Vieste sovente in quel tempo, veniva appunto a caricare dei tronchi d’ alberi o anche tavole segate che venivano “lavorate” nella segheria di Mandrione (Vieste), provenienti dalla grande Foresta Umbra che il Cav. Michele Scannapieco, pioniere dell’ allora industria viestana, prendeva in appalto a zone per “sfoltirla” un pò ed alimentare la sua grande segheria che dava lavoro ad un centinaio di famiglie garganiche.
Fatto sta che, durante una di queste traversate per caricare il legname (diretto poi in Sicilia o anche a Venezia) mentre il vapore era ormeggiato vicino all’isolotto del Faro di Vieste, durante la notte un violento fortunale fece spezzare le catene con cui era ancorata e la sospinsero a circa 100 metri da dove era ormeggiata, vale a dire vicino la battigia del mare ove adesso trovasi il suo relitto di ferro oramai tutto insabbiato vicino la riva del mare.
La forza del mare quando era in tempesta fece addirittura girare il cargo insabbiato, come si nota nelle due eloquenti fotografie.
Non si è mai pensato di rimuovere questo relitto dal mare, per i viestani è divenuto quasi un punto di riferimento, come fosse un pezzo del nostro museo marino (..che non abbiamo!).
Un’ ultima nota: il motore del “vapore”, dopo l’ammaraggio, fu smontato e acquistato dal Cav. Michele Scannapieco e installato nella sua grande segheria “a vapore” del Pantanello a Vieste (ex Solfuro), dove continuò per altri anni la sua attività di lavorazione dei tronchi di alberi….”

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