Nuove scoperte archeologiche sull’isolotto di Sant’Eufemia a Vieste

L’isolotto di Sant’Eufemia (originariamente Eugenia), sede dell’affascinante faro di Vieste, spicca con una presenza maestosa nell’ampia baia di Marina Piccola. Questa piccola isola non solo ha una posizione geografica strategica che la rende un punto di riferimento per le rotte di navigazione nell’Adriatico, ma ospita anche un ricco patrimonio storico, grazie anche alla presenza di un’antica sorgente di acqua dolce, fondamentale per i marinai dell’antichità.

L’isolotto, da secoli, è guardiano silente della grotta Santuario di Venere Sosandra, un luogo sacro sin dal III secolo a.C. fino all’età romana. Al suo interno, le pareti raccontano la storia di marinai di passaggio che hanno lasciato almeno 200 iscrizioni votive in greco e latino. Queste iscrizioni, oggetto di studi tuttora in corso, rivelano l’antico legame di Vieste con il culto della Venere Sosandra, dea del mare e salvatrice degli uomini.

Identificata come l’antica Uria Garganica, citata da autori antichi come Strabone, Tolomeo e Plinio il Vecchio, Vieste è stata un porto di importanza cruciale. Marinai e pescatori, al sicuro sotto l’ombrello protettivo della divinità salvifica, avevano scritto le loro preghiere sulle pareti della grotta. Il culto di Venere Sosandra è testimoniato dalla poesia di Catullo e ha profonde radici nella regione, grazie alle fiorenti rotte marittime e commerciali tra Vieste e l’Adriatico orientale.

foto di D.S. Antonacci

Il culto della Venere Sosandra è una pratica importata da una colonia di Cnido (l’attuale Turchia), che nel VI secolo a.C. aveva colonizzato Corcyra Melaina (oggi Curzola). Questo legame storico e spirituale tra il mare e l’umanità si riflette nel culto contemporaneo della Madonna Stella Maris. La processione in mare che avviene durante le celebrazioni della Madonna del Mare ad inizio settembre è una reminiscenza vibrante di questa antica fede.

Nel corso dei secoli, la grotta, un tempo dedicata al culto pagano di Venere Sosandra, è stata trasformata per il culto cristiano. Le iscrizioni medievali e i simboli cristiani sono testimonianza di questo cambiamento di fede.

Archeologi al lavoro guidati dal Prof. Volpe, dell’Università di Bari

Gli scavi archeologici recentemente intrapresi sull’isolotto da parte delle Università di Bari e Foggia stanno svelando nuovi segreti di questo luogo affascinante. Sepolture tardo-antiche, resti di animali da allevamento, e una piccola cava di pietra suggeriscono la presenza di un piccolo insediamento umano sull’isolotto. Fino ad ora, le indagini hanno portato al censimento di circa 250 iscrizioni di età romana e contemporanea.

L’importanza di questi ritrovamenti non può essere sottostimata.

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