Peschici ★★★★


Peschici si trova circa 20 km. a nord di Vieste, proseguendo sulla litoranea, tra un mare cristallino e verdi pinete. Seguite la strada per qualche centinaio di metri fino alla chiesa. La parallela è corso Garibaldi (il principale) . Peschici, novanta metri sul mare, le case aggrappate ad una rupe, è la civetteria del Gargano, la cui bellezza può essere colta dalla graziosa piazzetta a picco sul mare. Uno spettacolo da pittori, col piccolo porto, la lunga spiaggia sabbiosa, la pineta e la strada che s’inerpica. Colpiscono qui “le cupole d’aspetto orientale” sui muri imbiancati a calce, la grazia delle viuzze profumate di gerani e basilico, di odori di forno, di olio d’oliva, tra archi, archetti, improvvise piazzette, portoncini, vecchi sull’uscio a raccontar storie di mare e di emigrazione d’altri tempi. La forza rude della roccia affilata dal tempo convive con la dolcezza dei colori del mediterraneo.
La tradizione vuole Peschici fondata nel 970 da Sueripolo, comandante degli Schiavoni ed inviato dai monaci delle Tremiti a cui apparteneva la zona. La popolarono in seguito gli stessi  Schiavoni e i Dalmati, chiamati dall’imperatore Ottone per difendere la costa dai Saraceni. Resistono le tracce di quei  secoli pericolosi, dalle torri di difesa al castello medievale, con la torre nota come Rocca Imperiale,  ricostruito nel 1600 e successivamente restaurato . Intorno al reticolo originario di viuzze si trova la cattedrale dedicata a Sant’Elia (festeggiamenti il 20 luglio), di origine duecentesca e ampliata nel cinquecento (all’interno  tele di scuola napoletana del seicento, tra cui una tela  di Pacecco De Rosa).
Discendendo dall’alto, serpeggiando lungo il declivio, la via giù a valle, verso Vieste, in un rigoglioso mare di olivi,  sorge l’antico monastero benedettino di Santa Maria di Calena (o Kalena), sorto nell’872 ad opera di Ludovico II , imperatore di occidente, con torri e merli  in parte ancora esistenti. Alle dipendenze della badia di  Calena vi era l’abbazia, ormai diruta, della S.S. Trinità sulla vetta di  Monte Sacro.  All’interno  si trovano la chiesa, il refettorio dei monaci e un bel quadro bizantineggiante della Madonna delle Grazie. Ebbe storia travagliata di passaggi di mano e di armi nella lotta fra diocesi e loro protettori. Finché nel 1780 passò al regio demanio e fu venduto all’asta. Da allora appartiene alla famiglia Martucci di  Peschici. La tradizione popolare vuole che vi sia nascosto un tesoro, sepolto col cadavere di una figlia del turco Barbarossa corsareggiante sulla fine del XVI sec. lungo le coste della Puglia, e che l’antica badia era congiunta al mare da un passaggio sotterraneo, dove ora perennemente galoppa una cavalcata di demonii con infernale fragore.
Forse tale passaggio una volta doveva esistere, e serviva di scampo ai frati, i quali, se assaliti, potevano di là raggiungere il mare e cercare rifugio nella più salda e più sicura e potente  badia delle Tremiti . Una breve sosta, prima di ripartire per Vieste, ad una gelateria artigianale per gustare un buon gelato agli agrumi del Gargano.


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