Santa Maria di Merino, il santuario e la città misteriosa ★★★


Il Santuario di Santa Maria di Merino sorge isolato a 7 km a Nord di Vieste nell’omonima piana  . La piccola bianca chiesetta, dall’enorme valore simbolico per i fedeli Viestani, è un pregevole esempio di chiesa rupestre della Puglia,  manufatto rurale tipico del mediterraneo, simile alle masserie di una volta.  La tradizione collega la costruzione della cappella al ritrovamento, sulla spiaggia poco distante, di una statua lignea raffigurante la Vergine Maria.  La parte centrale del santuario è la più antica ( sec. XI-XII) e si innesta sui residui muri di una antica villa romana ed è circondata dai resti archeologici, le altre cappelle sono state costruite successivamente ( 1831-1861-1909) .

Lukas Holste, Annotationes Geographicae sive plen. tit. L.H. Annotationes in Geographiam Sacram Caroli a S. Paulo, Italiam Antiquam, Cluverii, et Thesaurum Geographicum Ortelii

Il luogo del santuario coinciderebbe con il sito della antica città di Merinum. Gli scavi iniziati nel 1938 non sono stati mai conclusi e quanto era stato scoperto i contadini dell’epoca lo hanno riseppellito. La supposizione dell’esistenza di una vera e propria “città di Merinum” è  da attribuirsi ad una controversa citazione dell’opera “Historia Naturalis” di Plinio il Vecchio,  in cui si fa riferimento al popolo Merinate  del gargano “Merinates ex Gargano”,  (facendo ipotizzare l’esistenza della città di Merinum), anche se alcune versioni riportano l’iscrizione “Metinates“, quindi riferito alla cittadina di Mattinata.

Scavi Villa Romana Santa Maria di Merino

L’esistenza città della antica città di Merinum è stata smentita o confermata successivamente da altri storici antichi ¹(Olstenio, Cellario, Cimaglia) che prendendo spunto da Plinio il vecchio, collocarono la città misteriosa dove ora sorge la città di  Vieste o nella piana dov’è ancor presente l’antico Santuario. Da altri documenti emerge che il Vescovado²  della città di Merinum durò fino al 1099, quando  questi fu unificato a quello di Vieste da papa Pasquale II che assegnò entrambi all’arcivescovato di Siponto (Manfredonia) . Le ipotesi sulla scomparsa della misteriosa città  si susseguirono, forse fu sommersa da un’inondazione, o distrutta da un terremoto, o messa a ferro e fuoco dai soliti saraceni, o abbandonata a causa dell’aria malsana della vicina palude Pantano o più semplicemente, mai esistita.
Sul mistero della città fu parzialmente fatto luce nel 1954, quando in seguito a un terremoto spuntarono i resti della Villa romana (Merino) e quelli di una fattoria agricola  (Fioravanti) di età romana agustea , realizzate senz’altro con le leggi romane “Sempronia” e “Julia” appartenenti alla metà del I sec. a.C. e a quella di III sec. d.C. Emersero olle e capienti vasi, segno della già allora abbondante produzione del buon olio di oliva di Puglia; si offrì all’ammirazione degli esperti un ben congegnato sistema idraulico fatto di cunicoli, vasche , lunette, canali di deflusso, pozzi. Nella villa apparve , ben conservato, un bellissimo mosaico con una scena rurale: un cavallino che nasceva , figure di donne , una col cigno. Tuttavia l’imperizia, i vandali e i ladri hanno distrutto gran parte di quello che il tempo aveva restituito. Ad ogni modo, i resti della villa e la vicina Necropoli, sono testimonianze importanti di insediamenti nella zona in epoca pre-cristiana.

Santuario di Santa Maria

Oggi della antica Villa resta solo qualche muro e  la bianca chiesetta , raggiunta ogni 9 maggio dalla statua della Madonna, portata dai fedeli in solenne e sentitissima processione.

Statua della Madonna di Merino

Statua della Madonna di Merino

La tradizione vuole che la statua, pregevole scultura in legno scolpito e dipinto di origine bizantina ( XIV sec.), fu  ritrovata da dei contadini originari di Vieste e di Peschici in prossimità della spiaggia di Scialmarino, ognuno dei due gruppi la pretendeva per se e un vecchio saggio consigliò loro di porre la statua su un carro trainato da buoi, a seconda della direzione presa dal carro lì sarebbe andata la statua. Così fecero e i buoi si incamminarono verso Vieste. Da quel giorno Santa Maria di Merino è considerata la protettrice del popolo Viestano.
Molto interessante da vedere è il bellissimo presepe vivente che durante le festività natalizie la comunità locale mette in scena nel giardino (antico viridarium della villa romana) attiguo alla chiesa.

nota 1: Antica topografia istorica del regno di Napoli, dell’ abate Domenico Romanelli
nota 2:Memorie storiche politiche, ecclesiastiche della città di Vieste, Di Vincenzo Giuliani


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